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by Galeone

Echi francesi…

2019/01/31 in COMUNICATI, General, VOLANTINI

Il 7 dicembre, dopo gli scontri avvenuti durante la manifestazione dei “gilet gialli” a
Mantes-la-Jolie (Francia), la polizia arresta 151 persone davanti a una scuola. Le foto
mostrano ragazzi e ragazze costrett* a rimanere in ginocchio per ore, con le mani
dietro la nuca, alcuni faccia al muro, sotto il controllo degli sbirri.
La polizia, come altre forme di autorità, nasce e si presta esclusivamente per reprimere
qualunque forma di dissenso e rivolta, per mantenere e perpetuare l’ordine di questo
misero STATO (di cose).
E a Pisa gli aguzzini dello Stato non si fanno di certo mancare: dalla stazione alle
piazze, sempre più polizia e militari a presidiare la città per sorvegliare ed
(eventualmente) punire. Perché tutto questo passa sotto silenzio? Perché non
cominciare ad organizzarsi per attaccare e fermare un controllo sempre più totale e
pervasivo?
SE LA SOLIDARIETA’ NEI CONFRONTI DI CHI SI RIBELLA HA ANCORA UN SENSO,
E NON E’ SOLO UNA PAROLA VUOTA, ROMPIAMO GLI INDUGI E SMETTIAMO DI
ESSERE SPETTATORI PASSIVI! AUTORGANIZZIAMOCI E BLOCCHIAMO TUTTO!

by Galeone

SOLIDARIETA’ CON I VANDALI ED I RIBELLI

2019/01/31 in COMUNICATI, VOLANTINI

SOLIDARIETA’ CON I VANDALI ED I RIBELLI
Suona la campanella, l’ennesima giornata scandita da questo suono metallico, sempre uguale. Aspettate prima che tutti siano dentro,ne approfittate per godervi ancora un po’ di aria prima di seguirli. Entrate in quell’edificio dall’ “appropriato aspetto” regola che caratterizza la maggioranza degli edifici pubblici, distinto nella capacità di farvi venire la nausea. Entrate in aula e dopo un cenno di saluto ai compagni vi sedete al vostro banco, dove in genere rimarrete seduti 5 ore al giorni, 6 giorni a settimana per circa 35 settimane l’anno. Entra la prof, non provate nulla di particolare contro di lei, come per la maggior parte dei professori. Pensate pure che sia una persona interessante, rispetto allealtre persone che incontrate quotidianamente. Eppure la sua presenza vi innervosisce. Il fatto è che la vostra vita in queste 5 ore dipende interamente da lei e dai suoi colleghi senza che voi l’abbiate deciso. Il sentirsi costantemente sotto osservazione, il venir giudicati sulla base di conoscenze e attività che non avete mai scelto di fare, il fatto che la prof sia posta al di sopra di voi nel ruolo di autorità che ne rendeincontestabile ogni decisione non può che farvi sorgere una certa rabbia nei suoi confronti. In realtà il sistemascolastico intero vi provoca queste sensazioni costantemente, nella sua alienante routine quotidiana. Quando vi
lamentate vi viene ricordato che dopo tutto “la scuola è uguale per tutti ed è giusto che sia così; e poi, è sempre meglio che andare a lavorare 8 ore al giorno, e se non siete d’accordo siete liberi di lasciarla”. “Vero: la scuola è uguale per tutti. Il nostro modo di comportarci deve adeguarsi a quello che viene stabilito uniformemente per tutti, i nostri studi e le nostre conoscenze devono essere le stesse acquisite da tutti secondo il programma, i nostri risultati devono essere giudicati sufficienti come per tutti gli altri. Giusto… dopotutto che importanza ha il fatto che ognuno di noi è diverso ed unico? Che importanza hanno i nostri bisogni, desideri, passioni?” Potrebbero essere queste le riflessioni inespresse di chi nella notte, mosso dalla rabbia, è entrato a scuola facendo barricate, occupando l’edificio e spaccando le cose? Rompere il sistema di sicurezza per non essere più videosorvegliato e spiato? Spaccare i banchi e le sedie per non dover più essere costretti a starvici seduti? Forse si o forse no… in ogni caso solidarietà a chi ha portato la protesta oltre al limite del consentito dalle autorità e dalla legge, mettendosi in gioco nonostante le conseguenze.
Ma la nostra solidarietà va anche ad altri che in questi giorni a Pisa si sono ribellati all’autorità: sabato 19 gennaio; un detenuto del carcere cittadino ha aggredito un agente, che ha riportato alcune escoriazioni. Domenica, un altro carcerato ha aggredito un altro secondino. Lunedì un detenuto ha lanciato il carrello del vitto addosso a un agente, che ha riportato diverse lesioni. Anche il carcere Don Bosco, come la maggior parte delle scuole cittadine, cade a pezzi e si trova in condizioni strutturali fatiscenti. Forse le motivazioni di determinati gesti di ribellione non sono solo da ricercare nelle motivazioni strutturali, come il sovraffollamento delle carceri, bensì nel desiderio di farla pagare a chi ogni giorno chiude a chiave la porta della tua cella, scandendo i ritmi quotidiani con le sirene e i cambi di guardia. In un sistema sociale dove regna la più grande calma e l’accondiscendenza per qualsiasi forma di potere e oppressione e dove l’unica protesta concessa è quella che rientra nella cornice della legalità, pensiamo che riappropriarsi della violenza per attaccare ciò che ci opprime sia un ottimo mezzo per esprimere la propria rabbia. In tutti questi atti, da quelli degli studenti a quelli dei carcerati, vediamo la violenza degli oppressi che si oppone a quella più subdola degli oppressori. E sappiamo da che parte stare: perché non si tratta di riformare l’oppressione ma di farla finita con essa.
SQUATTERS SOLIDALI
ALCUNISTUDENTIPISANI@AUTISTICI.ORG

by Galeone

Camp Darby si amplia. La guerra è sotto casa!

2018/12/23 in COMUNICATI, VOLANTINI

CAMP DARBY SI AMPLIA.

LA GUERRA è SOTTO CASA!

L’inferno della guerra, della devastazione, dei campi profughi sembra così lontano dalle nostre città, dal nostro tran-tran quotidiano al nostro shopping natalizio. Si bombarda anche in nome nostro, eppure la cosa non sembra turbarci. Ma non si può pensare che uno Stato in guerra (come il governo italiano, il quale ha le proprie truppe in decine di Paesi del mondo) non utilizzi dei metodi militari contro la popolazione anche all’interno dei propri confini. Non si può pensare che corsa agli armamenti, nuovi basi militari, missioni con l’esercito in mezzo mondo non abbiano ricadute su di noi.

Basti pensare che Camp Darby è la base militare statunitense tra le più grandi d’Europa, situata tra Pisa e Livorno nel parco di San Rossore. Entro Natale un maxi cantiere comincerà l’ampliamento di Camp Darby per la costruzione di un nuovo tronco ferroviario che servirà ad alimentare i depositi di armi e munizione della base militare.

Il progetto prevede il taglio di 937 alberi che dovranno far posto alle linee ferroviarie destinate a modificare il paesaggio tra Pisa e Livorno, con l’autorizzazione dell’Ente Parco, mentre Cimolai Spa, la società di Pordenone che si occupa delle infrastrutture, si è aggiudicata l’appalto di circa 40 milioni di dollari per spostare dalla strada alla rotaia il trasporto di merci ed armi all’interno dell’enclave a stelle e strisce. Terna, che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica in alta e in altissima tensione in tutta Italia, collabora pure: ha firmato la convenzione con Cimolai per l’interramento della linea elettrica.

La guerra può essere vista come uno dei cuori di questo mondo senza cuore: se la guerra sul fronte esterno serve per il controllo ed il dominio delle risorse e il controllo geopolitico di intere regioni, la guerra sul fronte interno riguarda la pacificazione sociale e la repressione di qualsiasi conflitto. Due forme di guerra che si intrecciano e si condizionano a vicenda, dalla produzione bellica alla propaganda, dalla presenza dei militari nelle strade e nelle scuole alla militarizzazione dei cantieri delle Grandi Opere.

Ad esempio a Pisa assistiamo alla militarizzazione delle strade con l’Operazione Strade Sicure, ad ordinanze antidegrado per cercare di impedire un certo tipo di socialità con lo scopo di sterilizzare la città, al daspo urbano nelle piazze da cui si vogliono cacciare gli ambulanti per rendere in particolare il centro il più turistico possibile, alla videosorveglianza sempre maggiore.

Tanto sul fronte esterno che su quello interno della repressione del conflitto sociale, chiariamo il fatto che chi fa la guerra non va lasciato in pace.

by Galeone

Che cos’è la Tattoo Circus?

2018/06/25 in COMUNICATI, VOLANTINI

by Galeone

Benvenuti al supermarket della vita!

2018/03/20 in COMUNICATI

Il 22 settembre 2017 è stato modificato il DNA di alcuni embrioni umani. A portare a termine l’esperimento è  stato un gruppo di ricerca coordinato da Kathy K. Niakan a Londra. L’indagine è stata condotta su 41 embrioni umani inutilizzati nei trattamenti di fecondazione assistita, donati dalle coppie per fini di ricerca. Per modificarne il DNA gli scienziati hanno utilizzato la tecnica di editing genomico Crispr-Cas9, che viene generalmente  impiegata per mutare il genoma degli organismi. I risultati della sperimentazione potrebbero aiutare a scoprire nuovi metodi per  migliorare le procedure di procreazione medicalmente assistita. La PMA (procreazione medicalmente assistita) è una biotecnologia legata  all’ambito della riproduzione, ponendosi l’obiettivo di trovare una soluzione all’impossibilità di avere figli. Essa porta però alla mercificazione (banca del Seme e degli ovuli) ed alla selezione e modificazione genetica. È chiaro come il capitalismo, che ha commercializzato tutti gli aspetti della vita, cerchi un ulteriore modo  di trarre profitto perfino da un processo biologico come quello della  riproduzione naturale. Ma per arginare i danni del progresso  tecnoindustriale, che ha provocato la sterilità (causa molto studiata è  quella dell’inquinamento), esso si è posto come obiettivo la  commercializzazione delle cellule germinali (ovuli e spermatozoi); inoltre uno dei tanti desideri dei ricercatori (biologi, genetisti, transumanisti) è quello dell’eugenetica, cioè il “miglioramento”  genetico dell’essere umano. Peccato che dal loro punto di vista ciò comporti un miglioramento delle capacità fisiche e intellettuali da  asservire alle logiche del potere: maggiori prestazioni fisiche da trasformare in forza-lavoro, quindi maggiore competitività economica del paese. Il movimento Transumanista, con il rigetto della vita nella sua naturalità, elogia un’umanità trasformata dalle tecnologie del futuro, insomma un avanzamento sempre più totalitario del potere tecnologico. Le idee contorte degli eugenisti, con il sogno dell’uomo/donnamacchina  dei transumanisti, trovano terreno fertile in una società patriarcale che alimenta stereotipi, ideali di bellezza e la paura della vita e della morte. Citando un discorso di Kevin Karwick, apostolo del transumanesimo e professore di cibernetica: “coloro che decideranno di  restare umani e che rifiuteranno di migliorarsi avranno un serio  handicap, saranno una sottospecie e formeranno gli scimpanzè del futuro.” Un genitore, potendo allora decidere di preservare un figlio  dalle malattie ereditarie o dal non essere così fotogenico come le star delle riviste, non essendo immune dalle costrizioni sociali, cosa preferirà? Un adattamento a quest’ennesima imposizione del potere o la vita nella sua spontaneità del caso (talvolta doloroso) e l’ignoto del futuro?

by Galeone

Galeone Occupato: Nudismo e Anarchia!

2018/02/26 in COMUNICATI

Il giorno 2 Febbraio abbiamo letto l’articolo di giornale del Tirreno sul Galeone Occupato dal titolo: <<Concerti fino a tarda notte e “anarchici nudi” nell’ex sede dell’Enel>>.

Innanzitutto vogliamo smentire quanto detto dal signor. Fabio Stefano Zanivan, secondo cui la ruota che abbiamo in giardino è stata da noi rubata: la ruota ci è stata regalata dagli operai che stanno costruendo la fibra ottica nelle strade di Pisa e, tra l’altro, non avvolgeva nessun cavo, bensì tubi di plastica, e ci è stata lasciata già vuota.

Riguardo al problema e alla paura che gli anarchici <<possano rubare di nuovo>> potete dormire sonni tranquilli, dato che non è il motivo per cui abbiamo occupato saccheggiare le vostre case.

Piuttosto che rubare a voi ci sarebbero da visitare i ricchi che campano dello sfruttamento dei lavoratori; i grandi supermercati e le multinazionali che vendono la merda, spacciandocela per roba buona e sana e al contempo distruggono l’ambiente intorno a noi, lucrando per i loro loschi affari.

Inoltre, nell’articolo, c’è anche scritto che un’abitante di via Olbia ha paura a far uscire il proprio figlio da solo… qui vicino, in via Gello, c’è la Folgore, ovvero i militari paracadutisti. Per farvi un esempio pratico e recente, in Italia (L’Aquila) un militare in servizio per l’operazione “Strade Sicure” ha stuprato una ragazza, e i casi di militari stupratori, come altri signori che possiedono un autorità, non mancano, come i due carabinieri che a Firenze hanno stuprato le 2 studentesse universitarie, rassicurandole che con loro potevano tornare a casa tranquille. Quanto sono sicure le strade sotto il controllo di questi uomini in divisa, tra una retata a caccia dello straniero o un pestaggio nei confronti di un qualsiasi ragazzo che torna a casa la sera (Federico Aldrovandi vi dice qualcosa come nome?)?

Ora, non vogliamo dirvi di rinchiudervi in casa, crogiolandovi nel terrore di uscire per strada, ma invitarvi a riflettere e a mettere in discussione i vostri pregiudizi, che tanto alimentate guardandoci dalla finestra di casa vostra, senza avere la minima curiosità di sapere chi siamo, che idee abbiamo collettivamente, ma soprattutto individualmente. Chi si definisce anarchico/a di solito desidera distruggere lo Stato, il capitalismo, il potere e tutte le forme di prevaricazione, per cui potete stare tranquilli che non è nei nostri principi mettere in pericolo i vostri figlioli (a meno che non siano politici, poliziotti, sfruttatori e gente di questo stampo)

Voi siete sicuri e tranquilli di affidare la vostra sicurezza alle istituzioni e credere alle cazzate che dicono e scrivono i mass media, come i giornali locali, i telegiornali e le pubblicità? Quanto sono affidabili, se non per manipolare l’opinione pubblica?

È paradossale che qualcuno si sdegni nel vedere ragazzi e ragazze che suonano, cantano e fanno grandi tavolate, in una società in cui regna il sentimento di isolamento e la solitudine, in cui i mezzi preferiti per comunicare col mondo sono gli schermi dei cellulari, dei computer e dei televisori.

Allora perché non uscire di casa e conoscere chi sono questi folli del Galeone Occupato? Potremmo fare delle grandi cene attorno alla famosa ruota di legno “rubata”, risistemare il giardino “degradato” per poterlo usare secondo i nostri desideri (guardare un film all’aperto, coltivare un orto, fare una piscina, costruire una pista da skate, dipingere, prendere il sole nudi, fare un campo di bocce, costruire un forno a legna per fare le pizzate, giocare a calcio) e magari anche organizzarci da soli o in piccoli gruppi per attaccare questo mondo di merda, e distruggerne il suo marcio ordine sociale.

La Ciurma del Galeone.

by Galeone

CONTRO OGNI REPRESSIONE

2017/09/10 in COMUNICATI, INIZIATIVE

La notte tra l’11 e il 12 luglio quattro compagn* del Galeone Occupato di Pisa sono stat* fermat* in pieno centro, da più di una decina di poliziotti e digos armati, che non hanno esitato a puntare le pistole verso le persone fermate, offendendole, minacciandole e maltrattandole, per poi portarle in questura.

Ecco un’altra operazione antiterrorismo che ha consentito ai difensori della Legge di sequestrare 3 bombolette spray e, in seguito, di mettere in stato di fermo un nostro compagno.

L’accusa per tutt*, a cui come sempre si ricorre quando non si ha nulla a cui poter appigliarsi, è quella di “resistenza a Pubblico Ufficiale aggravata”. Un’ulteriore pratica repressiva, quest’ultima, che va a sommarsi a molte altre, garanti dello stato attuale di repressione sociale di cui è permeato l’inferno chiamato società in cui viviamo.

Forme repressive di questo tipo non possono che avere un solo obiettivo: ostacolare tutte quelle pratiche, individuali e/o collettive, che mirano a creare spazi di conflitto ed autogestione, che suscitano momenti di ribellione e liberazione. Spazi, come il Galeone Occupato, in cui le idee trovano terreno fertile e l’apatia è soffocata, in cui il sogno di un mondo diverso e la rivolta trovano respiro, in cui nessuna paura insensata generata da poteri e istituzioni potrà mai indebolire la nostra unione, alimento e forza delle nostre lotte.

Domani, 13 luglio, alle ore 9:30, ritrovo sotto il tribunale di Pisa, in Piazza della Repubblica, per portare solidarietà al compagno in stato di fermo.

Pisa, 12 luglio 2017
Anarchiche e anarchici

by Galeone

COMPAGNO ANARCHICO ARRESTATO

2017/09/10 in COMUNICATI, INIZIATIVE

by Galeone

AMBURGO 2017 – WELCOME TO HELL!

2017/09/10 in COMUNICATI, G7

“Benvenuti all’Inferno”, questo lo slogan che ha accompagnato la chiamata di migliaia di persone ad Amburgo per lottare contro il G20.

Ora, per capire di che inferno si tratti, bisogna provare a guardare la faccenda da più punti di vista.

La prima e più inevitabile spiegazione è che Amburgo sarà un inferno per politici, banchieri e polizia. Gli individui che sono scesi in piazza in maniera conflittuale lo hanno dimostrato.

Seconda possibilità, meno scontata ma più suggestiva, è che l’inferno di cui si parla, come ci ricorda Dylan Dog, è quello dei vivi, di noialtri. Quotidianamente siamo i benvenuti nell’inferno del potere e dello Stato, del denaro e del Capitale, della burocrazia, dei tribunali e della Legge, delle carceri, delle scuole, del lavoro salariato sempre uguale a se stesso, condannati come siamo a ripetere le nostre giornate sempre in maniera identica. Scriveva Calvino: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Ecco, per fare spazio a ciò che non è inferno occorre fare il vuoto.

Il vuoto, in un mondo in cui l’inferno ha conquistato ogni centimetro di spazio, penetrando fin nelle nostre menti e corpi, è rivoluzionario. Di fronte al rischio dell’apatia, di fronte a così tanti nemici e così tanto inferno che si rischia di non sapere dove attaccare, la questione è di cominciare a farlo.

Distruggere, creare il vuoto, non lasciare incancrenire la rabbia, che altrimenti comincia a roderci dentro. Il piacere di creare o sognare mondi diversi necessita il piacere della distruzione. In tutto questo inferno, infatti, soffoca.

Ed è solo in questa oscillazione, tra distruzione necessaria e tensione utopica alla creazione, che si dà la possibilità di distruggere il potere.

Per questo occorre dar seguito allo slogan “Welcome to Hell”, poiché, nella spettacolarizzazione mediatica del blocco nero e del turismo da scontri, rischia di venire schiacciato, e questo non possiamo permettercelo. In questo slogan, infatti, ci rivediamo le nostre vite.

In questa galera chiamata società, nella quale il lavoro rende liberi e l’inferno è quotidiano, il respiro della rivolta è l’unico che può darci ossigeno, mentre il suo ritmo, dato dal suo avanzare ed arretrare nella società e negli individui che ci circondano, scandisce i nostri cuori.

Libertà per chi, di giorno o di notte, individualmente o in gruppo, con i mezzi ritenuti più coerenti con il fine della distruzione di ogni potere e delle diverse forme di dominio, sceglie di agire.

Libertà per chi era ad Amburgo!

Pisa, luglio 2017                                            

La Ciurma del Galeone Occupato

by Galeone

LO STATO UCCIDE – MARCELLO LONZI NON SI DIMENTICA

2017/09/10 in COMUNICATI

 

L’11 luglio 2003 muore a Livorno, nel carcere Le Sughere, Marcello Lonzi di 29 anni. Marcello venne arrestato per tentato furto e condannato a nove mesi di reclusione; dopo quattro mesi morì in carcere.

L’autopsia rilevò la presenza di otto costole rotte, due denti spezzati, due buchi in testa, di cui uno profondo fino all’osso con tracce della vernice blu scura delle sbarre della cella, mandibola, sterno e polso fratturati.

Nonostante ciò, secondo il parere del medico legale Alessandro Bassi Luciani, la morte fu dovuta “a causa naturale, e cioè a sindrome della morte improvvisa conseguente, con maggior probabilità, ad aritmia maligna in soggetto portatore di ipertrofia ventricolare sinistra e di coronasclerosi con severa stenosi del ramo discendente della coronaria sinistra.

Coloro che difendono il potere e la tortura hanno avuto il coraggio di dire che le ferite sono state causate dalla caduta di Marcello contro le grate della cella al momento dell’infarto.

Lo stesso anno Bassi Luciani verbalizzò un’altra “morte d’infarto” per coprire la verità su di un trentenne, detenuto e morto nel carcere di Pisa a causa di una crisi asmatica dovuta alla mancanza di un nebulizzatore nella cella di isolamento in cui era rinchiuso; morte pervenuta dopo cinque ore di agonia.

Oggi 15 giugno 2017 siamo qui, davanti all’Istituto di Medicina Legale, luogo in cui attualmente lavora quel pezzo di merda di Alessandro Bassi Luciani, a urlare che noi non dimentichiamo la sua collaborazione con le istituzioni nell’insabbiare le morti per mano dello Stato.

 

Con Marcello e con tutte le persone uccise dal carcere.

Pisa, giugno 2017 La Ciurma del Galeone Occupato